mercoledì 3 giugno 2009

LA CALLA


Candide e sfumate di verde, bianco latte con pennellate di porpora, giallo solare e brillante con macchia scura al centro, rosa confetto con corolla doppia. Dimentichiamo per un minuto la specie più classica la Calla bianca, e lasciamoci entusiasmare dalle nuove varietà di Calle colorate quelle estive, sempre più ricche di particolari sfumature, tanto da essere considerate le regine dei bouquet estivi. La parte più attraente di queste calle sudafricane è quella esterna, chiamata spata, una sorta di involucro messo da madre natura a protezione del fiore vero e proprio, un breve cilindro affusolato e giallo al centro. Nel giardino le Calle sono le più duttili perché le corolle si aprono dopo otto settimane dalla piantagione primaverile che avviene da aprile a fine maggio, cosi da prolungare la loro presenza fino a metà estate. Le prime a spuntare sono le foglie sorrette da piccioli robusti e formate da una lamina ampia e appuntita. La foglia al tatto è tenera e di un verde brillante spesso cosparse da macchioline argentate che le rendono ancora più attraenti. Infine nascono i fiori, da tre a quattro per ogni pianta, l'apertura della corolla è graduale e prolungata la sorpresa di scoprire il colore fino a quando la spata non sboccia completamente.
Le calle colorate sono eco rispetto alla calla bianca che amano i terreni umidi perché hanno una predilezione per i terreni asciutti e drenati. Per evitare che il terreno si surriscaldi non serve aumentare la frequenza delle annaffiature con dispendio inutile di acqua o coprire il suole con pacciamatura: basta piantarle fitte, perché le foglie stesse forniranno la giusta dose di ombra e di riapro dall'usura.
Lo sapevate che.... la calla è un fiore originario dell'Africa centro meridionale dove cresce spontaneo, nel linguaggio dei fiori la calla significa bellezza ed è il nome che Linneo deve a questo carnoso ed elengante fiore inspirandosi al vocabolo greco Kalos che vuol dire bello. Nell'ottocento il nome è stato cambiato in Richardia e poi definitivamente in Zantedescia in onore di Francesco Zantedeschi, fisico e botanico italiano.

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